STOA'

L’AGORA' era la piazza pubblica, posta nel cuore della città, dove si svolgevano le principali attività politiche ed economiche della polis; accanto agli edifici amministrativi (municipi, tribunali, biblioteche, zecche ecc.) sorgevano i luoghi di culto delle divinità protettrici della vita politica. In genere (come anche ad Atene) sorgeva ai piedi dell’Acropoli.

La STOA’ era uno degli elementi fondamentali delle agorai, soprattutto in età ellenistica, erano i portici (in greco, stoà), che servivano a proteggere dal sole o dalla pioggia i frequentatori delle piazze. L’agorà di Atene era circondata su tutti i lati da portici, che servivano appunto come porticati oppure contenevano negozi e bancherelle . La Stoà Poikile (lato nord) fu il luogo in cui lo stoico Zenone, alla fine del IV sec. a.C., tenne i suoi discorsi filosofici (da qui il termine Stoicismo per indicare il sistema filosofico di Zenone). Edificata nella prima metà del V sec. era ornata di pitture di Polignoto e di altri. Purtroppo oggi, della Stoà Poikile, come delle altre stoà che circondavano la piazza, non rimangono che alcuni resti. Un’idea dei portici dell’antichità la offre la Stoà di Attalo (re di Pergamo che, nel II sec. a.C., offrì alla città l’edificio per accattivarsene i favori) posta sul lato ovest della piazza.. Il portico è una ricostruzione americana degli anni ’60.

STOA' POIKILE

La "Stoà Dipinta" (Stoa Poikile) fù costruita intorno al  475-450 AC ed era locata in un incrocio della strada per il Partenone acanto alla Stoà Reale  (Stoa Basileios) nella zona nord dell' Agorà. Riceve il suo nome dai dipinti illustranti grandi vittorie militari Ateniesi La facciata sud lunga circa 36 metri era decorata con pannelli lignei dipinti del quinto secolo, ancora presenti sul luogo quando furono descritti da Pausanias 600 anni più tardi (Pausanias 1.28.3).

I soggetti erano Ateniesi conto Amazzoni, Greci contro Troiani, e la vittoria degli Ateniesi sui Persiani a Maratona. Erano inoltre esposti degli scudi Spartani catturati a Pylos nel 425/4 AC, uno dei quali fù trovato in una ruota di carro e recava l'iscrizione "Gli Ateniesi (presero) dagli Spartani a Pylos".


STOICISMO

Con il nome di stoicismo è noto un vasto movimento filosofico dell'età ellenistica fondato da Zenone di Cizio attorno al 300 a.C. Lo stoicismo si divide convenzionalmente in tre periodi:

- L'Antica Stoà (III-II secolo a.C.). Cleante e Crisippo, seguendo l'insegnamento del maestro Zenone, fissano i punti della dottrina stoica;
- La Media Stoà (II-I secolo a.C.). Lo stoicismo viene contaminato dall'epicureismo, dal neoplatonismo e dal pensiero orientale.
- La Nuova Stoà (I-III secolo d.C.). E' il periodo in cui lo stoicismo diventa la filosofia più diffusa fra gli intellettuali romani. Seneca e Marco Aurelio (Imperatore) ne sono gli esempi più lampanti. Lo stoicismo, in epoca imperiale, venne rivalutato e corretto da contaminazioni ciniche, divenendo la filosofia "terapeutica" ufficiale.

Zenone di Cizio. L'origine dello stoicismo, come già accennato, è attribuibile a Zenone, nato a Cizio nel 333 a.C., nei pressi dell'isola di Cipro. All'età di vent'anni si trasferì ad Atene per frequentare l'Accademia platonica, quindi fondò la sua scuola i cui adepti si riunivano sotto un portico dipinto (Stoà poikile), nome dal quale derivò quello della sua dottrina. A lui sembra attribuibile, malgrado i suoi scritti siano andati perduti, la divisione della filosofia in logica, fisica ed etica. Inoltre pare che gli si possa ascrivere l'assunto portante dello stoicismo, ovvero l'idea che la ragione permei il mondo e lo costringa nella sua logica. Morì nel 263 a.C.

Tutto è lògos

L'idea centrale dello stoicismo è che tutte le cose sono governate dalla ragione.
Diversamente dagli epicurei che sostenevano non esistesse un ordine prestabilito o precostituito e che l'uomo non fosse legato a un destino particolare, lo stoicismo afferma che il destino di tutte le cose e di tutti gli uomini è legato a una logica fatale dalla quale non si può uscire e alla quale non si può sfuggire.
La ragione che muove ogni cosa (il lògos) è il principio che governa il mondo, tutte le cose seguono questa logica già prestabilita, la saggezza del filosofo è dunque conformarsi al volere di questa ragione, evitando di contrapporsi inutilmente ad essa.
Tutti i fenomeni e le cose del mondo, le quali non sono altro che la manifestazione di questa ragione, hanno un proprio fine, anche quelle all'apparenza dannose o inutili, così Crisippo giustificava anche le catastrofi e i terremoti come purificazione ed espiazione dei mali del mondo.


L'atarassia, l'assenza del turbamento

Se tutto e ragione la natura intrinseca dell'uomo è la razionalità.
L'uomo deve allora vivere secondo natura, nel senso che deve dare ascolto alla ragione e astenersi dal suo contrario, la passione (la vita è dunque uno scontro tra lògos e phatos).
Il vero ostacolo verso una piena realizzazione di sé, verso la saggezza che porta alla verità, è la passione, malattia dell'anima da estirpare attraverso la pratica dell'atarassia (=imperturbabilità) e dell'apatia (assenza delle passioni).
Questo distacco dalle passioni permette di sopportare le degenerazioni della ragione (viste come abbandono alle passioni) che producono le ingiustizie.


I tre tipi di azioni possibili

Seguendo il precetto della vita secondo natura, ovverro l'agire conforme all'ordine razionale, si possono distinguere tre tipi di azioni umane:
- Le azioni doverose, da perseguire sempre e ad ogni costo, poiché in perfetta armonia con la ragione. Secondo gli stoici esse sono l'impegno civile (contrapposto al disimpegno epicureo), il rispetto degli obblighi famigliari, dei patti e dell'amicizia;
- Le azioni ingiuste, da evitare in quanto frutto dell'abbandono alle passioni, uniche vere nemiche della vita, malattie dell'anima (l'ira, l'odio, la ferocia, ma anche la malinconia e il senntimento di frustrazione);
- Le azioni indifferenti, ovvero quelle dettate da comportamenti che mirano a ricercare la ricchezza, la bellezza, la gloria, ecc. Il saggio stoico non si cura delle possibilità oggettive della sua esistenza, i suoi precetti gli impongono l'indifferenza verso gli eventi elargiti dal fato.

L'apocatastasi: la visione stoica del cosmo

Per gli stoici l'universo è regolato dalla ragione, tutto è già prestabilito. Antagonista di tale principio strettamente logico è la materia di cui tutte le cose sono fatte, ovvero il fuoco. Il fuoco, per sua natura, è un elemento destabilizzante ed entropico.
Per gli stoici, allora, l'intero cosmo è soggetto a cicli periodici di distruzione e riedificazione, di ecpirosi e di palingenesi: il mondo, destabilizzato dal fuoco, viene distrutto e poi successivamente riedificato dal logòs sempre nella stessa e identica forma.
Ciò vuol dire che non solo il tempo non è lineare, ma ogni evento, ogni vita, ogni singola percezione umana, è destinata a ripetersi ciclicamente nel tempo sempre nello stesso e identico modo, in eterno.

Il cosmopolitismo stoico, la regola dell'impegno civile

Se tutto è governato dalla ragione essa ha un significato assoluto e universale entro la quale e per la quale vivono tutti gli uomini, aldilà di ogni distinzione politica, sociale, e culturale.
Lo stoicismo non si rivolge solamente all'aristocrazia o ai cittadini delle polis, lo stoicismo è la prima disciplina etica universale, assieme all'epicureismo, che si rivolge apertamente alla totalità degli individui, siano essi schiavi, donne o appartenenti a diversi gruppi etnici.
Famoso è l'esempio dello schiavo Epitteto, uno schiavo-filosofo che metteva in pratica l'indifferenza nei riguardi della propria condizione e la possibilità di essere, malgrado tutto e aldilà del suo stato, un pensatore.
Nella gamma dei doveri stoici vi era poi il precetto dell'impegno civile. L'uomo non può lottare contro il destino ma suo dovere è comunque aiutare se stesso e gli altri ad accettarlo. Per questo lo stoicismo annovera tra le sue file molti uomini pubblici e politicamente rilevanti.

Cenni su Marco Aurelio

Marco Aurelio, morto del 180 d.C., può essere considerato l'apogeo politico dello stoicismo.
Egli raccolse le sue massime filosofiche in 12 volumi intitolandole A se stesso.
Una delle sue massime era: Guarda dentro di te: vi è la fonte del bene sempre capace di zampillare, se sempre saprai scavare in te stesso.
In effetti Marco Aurelio insegnò che la verità la si può trovare indagando in se stessi e tutti possono seguire questo insegnamento, siano essi schiavi o imperatori (e qui ritorna il cosmopolitismo).
Con questa consapevolezza l'uomo saggio (e stoico) può bastare a se stesso, in quanto sa di avere dentro di se tutto il necessario per vivere, poiché fuori di se tutto è già prestabilito dal destino e quindi indifferente al suo intervento (quasi un autarchia cinica).